Osservando le opere di Daniela Bussolino, ci immergiamo in un universo di emozioni, dove ogni pennellata sembra raccontare una storia che, seppur stilizzata, pulsa di vita e di emozioni.
La pittrice di Asti, con il suo tratto essenziale e le sue forme stilizzate e sinuose, si dedica a rappresentare figure realiste di donne, ma anche ballerini che, nonostante siano ridotti a silhouette quasi astratte, incarnano un’intensità comunicativa che è rara e preziosa poiché trascende il movimento e la danza.
LO STILE DI DANIELA BUSSOLINO: IL GIOCO TRA LINEE E VUOTI
Lo stile di Daniela Bussolino si distingue per la capacità di trasmettere dinamismo e profondità con pochi elementi grafici, in cui padroneggia il colore, con la sua intensità e la sua vivacità.
Le figure dell’artista astigiana sono quasi delle icone, ridotte all’essenza, come se Daniela Bussolino cercasse di carpire e conservare l’anima dei soggetti senza farsi distrarre dai dettagli.





C’è una tensione visiva nella stilizzazione dei ballerini, nelle pose fissate nel mezzo di un movimento, e, proprio questo allungamento, questa sfida alla gravità, diviene il linguaggio attraverso cui comunicano le sue opere dedicate alla danza.
I colori tendono a essere potenti, vibranti, contrasti che accendono i concetti espressi e i messaggi veicolati come evidenziatori.
Bussolino sa cogliere l’essenza della danza e della femminilità senza mai cedere alla tentazione del banale o del didascalico.
I MESSAGGI: LA POTENZA DELL’ESSENZA
Le figure femminili di Bussolino comunicano una forza e una grazia che parlano di tormenti, vicissitudini, tribolazioni, ma anche di sogni, aspirazioni e speranze.
La sua rappresentazione della donna non indulge mai a stereotipi, ma cerca di catturare un’essenza che va al di là della superficie, coniugando sentimenti e bellezza interiore, fragilità ed emozioni.
Le sue donne, pur nella loro semplicità grafica, sono intense, enigmatiche, senza tempo, e parlano di aspetti della vita che sono universali e potenzialmente comuni a tutte le donne.
Come i ballerini stilizzati, anche le donne non cercano necessariamente un richiamo alla contemporaneità, ma veicolano l’essenza dei contesti di cui trattano, trascendendo quanto è superficiale.
Il movimento, fluido e scorrevole, catturato in un momento di grazia o di slancio e di divertimento, diventa, allora un messaggio che parla di libertà: libertà dal peso della materia, libertà dal giudizio, libertà dalle convenzioni.






E così, nella loro stilizzazione, i ballerini di Bussolino paiono sospesi, figure che aspirano a qualcosa di metafisico, che vanno oltre la semplice rappresentazione fisica, oltre il materialismo, il consumismo, la banalità della vita quotidiana, per ambire a una realizzazione e a una gratificazione più ampie ed esaustive.
LA FILOSOFIA: RITROVARE L’ESSENZIALE
Se volessimo cercare una filosofia dietro le opere di Daniela Bussolino, possiamo immaginare un percorso verso l’essenzialità e la scoperta di una vita priva di eccessi.
Come molti artisti del nostro tempo, anche lei sembra sentire l’urgenza di eliminare il superfluo per arrivare a una pura verità, intima, essenziale, lontana dalle mode che vedono prevalere il desiderio di essere qualcuno a ogni costo e di avere successo. Quel successo nient’affatto di spessore, ma dell’accumulo di ricchezze materiali senza delle quali ci si sente nudi e insignificanti. L’arte di Daniela Bussolino, al contrario, si scaglia contro queste mode del tanto e del tutto e subito, contrapponendo la gioia e le emozioni di una vita piena, appagante, fatta di sensazioni, profumi ed emozioni dettati dalla normalità della vita vera, genuina, che persegue i veri valori della vita.
Non si tratta di riduzione fine a sé stessa, ma di una sottrazione che è capace di aggiungere profondità, eliminando gli strati superficiali che non sono essenziali. Questa essenzialità, anziché limitare il significato, lo esalta: ogni gesto dei suoi ballerini, ogni sguardo trasognato delle sue donne, è come un linguaggio cifrato che si rivela solo a chi sa osservare con il linguaggio dell’anima.
In Bussolino, quindi, risiede un amore per la purezza della forma che si avvicina al concetto zen: meno elementi servono per costruire una figura, più spazio si lascia all’immaginazione di chi guarda e al suo spessore intimo. E questa, forse, è la sua più grande lezione estetica, oltre che di vita.






LA SEMIOTICA: IL SEGNO COME ESPRESSIONE DI VITA
Dal punto di vista semiotico, Bussolino crea una danza di segni e simboli.
Le sue figure stilizzate sono cariche di significati universali.
Ogni posa, ogni inclinazione di quei ballerini stilizzati suggerisce uno stato d’animo, una qualità immutabile del soggetto e si ricongiunge alle espressioni trasognate delle donne.
È come se ogni donna e ogni ballerino rappresentassero un’idea, un’emozione archetipica. In fondo, una parte della stessa artista che si rivela sui supporti.
La scelta di rappresentare figure senza particolari dettagli lascia intendere che non è l’individualità a contare, ma l’essenza dell’umanità che esse racchiudono.
Questo linguaggio semiotico rende le opere di Daniela Bussolino accessibili e immediate, eppure dotate di una profondità che si rivela solo lentamente e solo a chi sa scavare oltre lo strato apicale della superficie.
Sono segni che, pur nella loro semplicità, dialogano con chi guarda in modo profondo e silenzioso.
LA POETICA DELLA SOTTRAZIONE
In definitiva, Daniela Bussolino ci invita a riscoprire la bellezza e la forza racchiusa nell’essenzialità.
Attraverso le sue figure femminili e i suoi ballerini stilizzati, la pittrice piemontese affronta i temi della grazia, della resistenza, della leggerezza e della gioia, raccontando la vita con il linguaggio delle emozioni.
Il suo è un universo visivo che ci richiama alla purezza delle forme e dei gesti, in cui la stilizzazione diventa un veicolo per infondere autenticità.
Le sue opere sono un gioco di pieni e di vuoti, in cui lo spettatore è chiamato a riempire gli spazi lasciati dall’artista con il proprio vissuto, con la propria interpretazione.
Bussolino non ci dà risposte definitive, ma offre immagini che sono porte verso l’interiorità che, forse, è la magia più autentica a cui possa ambire un artista.