Se mi aveste chiesto, solo dodici mesi fa, come immaginavo il mio 2025, vi avrei probabilmente risposto parlandovi di tele, di odore di acquaragia e di nuove sfumature di colore da testare. Di mostre ed eventi.
Non vi avrei parlato di parole. Eppure, eccomi qui.
Il 2025 è stato l’anno della sorpresa. L’anno in cui ho posato temporaneamente i pennelli per riscoprire una forma d’arte che avevo lasciato a decantare, in un angolo del cuore, ma che evidentemente premeva per uscire con un’urgenza che non potevo più ignorare.
Ho ripreso a scrivere. E non l’ho fatto in punta di piedi, ma con un tuffo profondo, totalizzante.
Ed è tutto merito di Cristal e del legame che si era instaurato tra noi. Quel batuffolo di peli mi ha donato così tanto amore che la sento ancora viva, qui con me. Ed è stata lei a ispirare le pagine del mio libro “Una storia d’amore a quattro zampette”.
CRISTAL, UN SENTIMENTO DIVENTATO UN LIBRO
Tutto è cambiato grazie a una piccola anima a quattro zampe, dunque.
Spesso, quando dipingevo, cercavo di catturare l’anima di un soggetto attraverso la luce negli occhi o la postura del corpo. Ma con Cristal, la protagonista del mio libro “Una storia d’amore a quattro zampette”, l’immagine non bastava più.

C’era un mondo interiore troppo vasto, troppo complesso per restare muto sulla tela.
C’erano tanti ricordi che volevano fissarsi sulle pagine.
Avevo bisogno di raccontare la paura che si scioglie, il battito accelerato di un cuore che impara a fidarsi, la consistenza vellutata di un tappeto morbido sotto le zampette e il calore di una carezza inaspettata.
Così è nato il libro.
Scriverlo è stato un atto d’amore e di conoscenza di me, di angoli della mia anima che ancora non conoscevo.
Attraverso gli occhi di Cristal, non ho solo raccontato la storia di una coniglietta, ma la forza dell’accoglienza e dell’amore.
Ho capito che la scrittura mi permetteva di arrivare dove il colore si fermava: dentro i pensieri, nel segreto delle emozioni invisibili.
SCRIVERE CON GLI OCCHI DI UNA PITTRICE
Qualcuno mi ha chiesto se mi sento diversa ora che sono tornata alla narrativa. La verità? No.
Io scrivo esattamente come dipingo. Sono sempre Daniela Bussolino, con le sue passioni, le sue paure, i suoi sentimenti. E con la capacità di elettrizzarsi per un’emozione.
Non ho smesso di essere una pittrice; ho solo cambiato strumenti. Le parole sono diventate i miei nuovi colori. Quando descrivo una scena nel libro, non sto semplicemente allineando verbi e aggettivi, ma cerco la giusta temperatura emotiva, il contrasto tra luci e ombre, la composizione perfetta.
Il 2025 mi ha insegnato che le arti non sono compartimenti stagni, ma vasi comunicanti. La mia pittura ha nutrito la mia scrittura, donandole una vividezza visiva e una capacità di arrivare agli altri che forse, anni fa, non possedevo.
OLTRE ALLE PAROLE, I PIXEL
Il 2025 è stato anche un anno di grandi sperimentazioni sull’orizzonte visuale. Infatti, accanto a qualche opera con i miei soliti colori stesi sulle tele, mi sono cimentata nello studio e nella sperimentazione dell’arte digitale. Disegno a mano libera su tavolette digitali e poi il colore, l’elaborazione.
È un’arte che ancora non conosco come vorrei e non mastico da veterana, però mi diverto e, soprattutto, mi consente di veicolare i miei messaggi e le mie emozioni molto più rapidamente rispetto alla pittura tradizionale, che, comunque, non lascerà mai il mio studio e parte del mio tempo libero.
ORIZZONTI E PROMESSE: IL MIO MANIFESTO PER IL 2026
E adesso? Adesso che il vaso di Pandora delle parole è stato scoperchiato, non ho alcuna intenzione di richiuderlo. Guardo al 2026 con una consapevolezza nuova e con propositi che hanno il sapore di nuove sfide.
Il primo proposito è la continuità.
Voglio che “Una storia d’amore a quattro zampette” sia solo l’inizio, il primo capitolo di un dialogo più lungo con voi lettori.
Il 2026 sarà l’anno in cui la scrittura non sarà più un’ospite inattesa, ma una compagna quotidiana, seduta alla mia scrivania accanto al cavalletto.
Sto già scrivendo un romanzo, anche se, per ora, non voglio parlarvene.
Il secondo proposito è un sogno. Perché sogno un 2026 in cui le mie due anime possano danzare insieme senza pestarsi i piedi. Immagino storie che nascono da un quadro e quadri che raccontano la fine di una storia.
Voglio esplorare nuove narrazioni, forse anche più audaci, mantenendo però quella delicatezza di sguardo e la capacità di percepire le emozioni che Cristal mi ha insegnato.
Il terzo, e forse il più importante, è l’ascolto.
Voglio portare il mio libro fuori, tra la gente. Voglio guardare negli occhi chi ha letto la storia di Cristal e scoprire come le mie parole hanno influenzato le loro vite.
Perché se la pittura è un atto solitario, la scrittura è un ponte lanciato verso l’altro. E io ho intenzione di attraversarlo tutto.
Il 2025 mi ha restituito una voce che non usavo da tempo.
Il 2026 sarà l’anno in cui la userò per cantare storie nuove, con la stessa passione con cui ho sempre mescolato i colori.
Grazie per essere stati parte di questa rinascita e che il 2026 porti anche voi verso la realizzazione di un sogno.
