IO E LA MIA ARTE, COME PALESTRA DI EMPATIA PER UN MONDO DISTRATTO

Come scrittrice e artista di Asti, uso la pittura e la scrittura come un allenamento per il muscolo più importante: l’empatia. Sì, lo so che non è un muscolo, ma va allenata come se lo fosse.

La mia creatività mi consente di viaggiare dalla quiete di Castello di Annone al rumore del mondo, per imparare a sentire la gente.

D’altronde, se accendo la TV, se leggo un titolo di giornale, se scorro una notifica, vedo solo guerra, crisi, egoismo. Le notizie ci bombardano con una violenza tale da costringerci a una scelta quasi inconscia: anestetizzare il cuore per sopravvivere.

È un meccanismo di difesa, lo capisco, ma è un rumore di fondo che, goccia dopo goccia, ci ha insegnato a erigere muri invisibili, a desensibilizzarci per non soccombere.

Ci siamo trasformati in spettatori passivi delle tragedie altrui, protetti da uno schermo che ci illude di essere al sicuro finché il peggio non tocca noi.

Ma io non ci sto.

Come donna, come scrittrice e artista che vive e lavora tra Asti e la quiete riflessiva di Castello di Annone, sento il bisogno di fare l’esatto contrario, avverto la necessità di abbattere quei muri. E l’unico modo che conosco per farlo è attraverso la mia arte, che non è una fuga dalla realtà, ma una vera e propria palestra di vita.

Una palestra per il muscolo più atrofizzato della nostra epoca che è, appunto, l’empatia.

PERCHÉ ABBIAMO BISOGNO DI ALLENAMENTO

Siamo un’umanità distratta.

Corriamo veloci, consumiamo informazioni senza digerirle, giudichiamo senza comprendere. L’empatia richiede tempo. Richiede silenzio e meditazione. Richiede la volontà di fermarsi e di guardare davvero, di ascoltare oltre le parole, per ricondurci agli affetti familiari, alle radici e ai veri valori del vivere.

Quando dipingo o quando scrivo, non cerco di urlare più forte del caos, ma provo a creare un sussurro così intenso da costringere chi si avvicina a fermarsi e tendere l’orecchio per ascoltare, perché è in quel momento di pausa che inizia il vero allenamento.

IL MIO PROGRAMMA DI ALLENAMENTO: TRE ESERICIZI PER IL CUORE

Nella mia “palestra” non ci sono pesi o macchinari, ma colori, parole, sentimenti, emozioni e storie. Il programma si basa su tre esercizi fondamentali che propongo in ogni mia opera, che sia una tela o una pagina.

Primo Esercizio: l’osservazione profonda, come riscaldamento.

Tutto inizia con lo sguardo. Non il guardare frettoloso e superficiale a cui ci sta abituando la società di oggi, ma l’osservare in profondità.

Quando ho dipinto e quando ho scritto di Cristal, la protagonista del mio libro “Una storia d’amore a quattro zampette”, non ho visto solo una coniglietta, ma ho osservato il tremore quasi impercettibile delle sue sue emozioni, delle paure, delle sue percezioni. Ho sentito il battito accelerato del suo cuore sotto la mia mano e ho decifrato la paura e la fiducia nei suoi occhi scuri.

Ho respirato il profumo dei suoi sentimenti.

Questo è il primo passo: costringersi a vedere l’anima dietro la forma, la storia dietro l’apparenza. La mia pittura, specialmente quella digitale, mi permette di zoomare sui dettagli, di perdermi in una sfumatura, di insegnare all’occhio – e quindi al cuore – a non accontentarsi della superficie.

Secondo esercizio: l’immedesimazione.

Dopo aver osservato, arriva la sfida più grande che consiste nel mettersi nei panni dell’altro. La mia attività di scrittrice è interamente votata a questo. Scrivere la storia di Cristal in prima persona è stata una scelta precisa. Non volevo raccontare di lei, volevo diventare lei per fare in modo che tutti potessero conoscerla, capirla e immedesimarsi in lei. Volevo che il lettore sentisse sulla propria pelle la freddezza di un garage, la morbidezza di un tappeto, la gioia di una carezza inaspettata di quella che era diventata la sua famiglia.

Questo esercizio costringe a deporre le proprie certezze e a indossare le fragilità di qualcun altro. È un allenamento potentissimo. Se riuscissimo a farlo anche solo per un istante con le persone le cui storie leggiamo sui giornali, il mondo cambierebbe forma davanti ai nostri occhi.

Ed è un’attività che sto applicando anche al mio nuovo romanzo, di cui vi parlerò tra qualche tempo.

Terzo esercizio, la vulnerabilità.

Viviamo in una società che ci spinge a essere forti, invincibili, perfetti. Sembra che dobbiamo essere eroi e protagonisti a ogni costo.

La mia arte, invece, dà voce alla fragilità. I miei ballerini stilizzati, le mie donne, e i personaggi dei miei testi portano con sé cicatrici, timidezze, paure. Sono vivi e vivono di emozioni.

Sono imperfetti e, proprio per questo, disperatamente reali.

Riconoscere e accogliere la vulnerabilità, la propria e quella altrui, è l’atto di empatia più coraggioso, perché ti porta a capire che la fragilità non è un difetto, ma il punto da cui può entrare la luce, perciò è un esercizio che disarma, che crea ponti al posto di muri.

Che ci rende umani.

DA CASTELLO DI ANNONE UN MESSAGGIO PER IL MONDO

Qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entri la vita tranquilla di un’artista piemontese con i grandi drammi del mondo. La risposta è: tutto.

Non ho bisogno di essere in prima linea in un conflitto per sentire il dolore del mondo, perché lo respiro nell’aria, lo vedo negli occhi delle persone, lo percepisco nel silenzio innaturale che a volte ci circonda.

La mia “palestra di empatia” nasce qui, nel cuore del Monferrato, perché è nella quiete che si possono affinare i sensi, osservando il ciclo della natura, il legame puro con gli animali, che sono le verità fondamentali che il rumore della civiltà ci ha fatto dimenticare.

Il mio nuovo romanzo, a cui sto lavorando con tutta me stessa, continua questo percorso. Esplora legami complessi, ferite profonde e la faticosa, meravigliosa capacità umana di ricostruire i tasselli di una vita passata che…

Beh, vi avevo detto prima che ne parleremo tra un po’ di tempo…

Non ho la presunzione di cambiare il mondo con un quadro o con un libro, ovviamente. Ma ho l’ambizione di offrire uno spazio, un attrezzo, un’opportunità.

L’arte non è un lusso per pochi, ma un servizio necessario per la salute dell’anima collettiva, un invito a riattivare una capacità che tutti possediamo, ma che usiamo troppo poco perché non l’alleniamo più da tempo.

Quando guardate una mia opera o leggete una mia storia, non vi chiedo di trovare risposte, ma di farvi domande. Di sentire un po’ delle mie emozioni, dei sentimenti, delle sensazioni che cerco di trasmettere.

Vi chiedo di permettere a quel filo invisibile di emozione di raggiungervi e di ricordarvi che, sotto i nostri gusci, siamo tutti fragilmente, meravigliosamente connessi in quella che è la famiglia degli esseri viventi.

Il cuore è un muscolo.

E oggi, più che mai, abbiamo il dovere di tenere in forma tutte le sue funzioni.

Soprattutto quelle legate alla sfera delle emozioni e dei sentimenti.

DANIELA BUSSOLINO, SCRITTRICE E ARTISTA DI CASTELLO DI ANNONE, ASTI

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo, Analista di Geopolitica | Critico d'arte internazionale | Vicedirettore di Tamago-Zine

Professionista multidisciplinare con background in critica d’arte, e comunicazione interculturale, geopolitica e relazioni internazionali, organizzazione e gestione di team multiculturali. Giornalista freelance, scrittore, esperto di Politiche Internazionali ed Economia, Comunicazione e Critica d’arte. Laureato in Scienze della Comunicazione, con un Master in Politiche internazionali ed Economia, rappresenta in Italia la società culturale giapponese Reijinsha.Co.

Lascia un commento