Non è solo la luce della Pasqua a illuminarmi, in questo periodo, né il respiro tiepido della primavera che accarezza la pelle.
C’è qualcosa di più profondo, una vibrazione che parte dal cuore e arriva fino alle mani, che ancora tremano leggermente mentre scrivo.
Il 31 marzo scorso, in Giappone, è nato un ponte tra la mia arte e un mondo nuovo.
Il Dott. Pasquale Di Matteo, critico d’arte internazionale, ha scelto di includermi nel suo saggio “イタリア美術感性を日本へ ” dedicato a quaranta artisti, un volume scritto interamente in lingua giapponese, tradotto da madrelingua e non da occidentali o da robot.
Un onore, un brivido, un sì sussurrato all’universo.
IL SAGGIO DI PASQUALE DI MATTEO: UNA FINESTRA SUL MONDO E SULL’ANIMA
Pasquale – posso permettermi di chiamarlo per nome, collaborando da anni – non è solo un critico. È un tessitore di storie, un alchimista che trasforma l’arte in dialoghi senza confini.
Il suo saggio non è un elenco di nomi, ma una mappa di anime, ciascuna con un linguaggio diverso.
E tra queste, c’è anche la mia.
Leggere la sintesi del testo dedicatomi è stato come guardarmi allo specchio attraverso gli occhi di qualcun altro: «Daniela Bussolino è un’artista versatile, che cattura l’essenza del corpo umano nella sua eleganza più pura». Parole che mi hanno sfiorato, come una mano sulla spalla. «Per lei non conta la perfezione, ma l’essenza». È esattamente ciò in cui credo.





ALCUNE DELLE 12 PAGINE SU DI ME NEL SAGGIO GIAPPONESE.
CORPI CHE PARLANO, DANZANO, VIVONO: IL LINGUAGGIO UNIVERSALE DI DANIELA BUSSOLINO
I miei ballerini non sono semplici figure. Sono fiumi di energia intrappolati in un istante, curve che raccontano cadute e rinascite. Le donne che dipingo non hanno volti perfetti, ma occhi che brillano di storie mai dette. Uso l’olio per scolpire l’emozione, l’acrilico per fermare il tempo, il digitale per esplorare l’infinito.
Ogni opera è un labirinto di simboli, dove un segno è una ferita, una linea è un abbraccio. La danza diventa metafora della vita, perché anche noi vacilliamo, cerchiamo equilibrio, cadiamo per rialzarci con grazia.
IL ROSSO COME SANGUE, COME FUOCO, COME AMORE: IL COLORE CHE ACCENDE L’ANIMA
Il rosso non è solo un colore. È il battito che mi accompagna da sempre, il filo che cuce tutte le mie opere.
Sangue che scorre, fuoco che purifica, amore che brucia senza consumarsi. Nelle mie tele, il rosso è vita che irrompe, passione che squarcia il grigio del quotidiano. Pasquale lo ha colto, ha visto come quel pigmento diventa semiotica pura, energia che pulsa, sentimenti nudi, vulnerabili.
PASQUALE DI MATTEO E IL BRANDING CHE FA VIBRARE IL CUORE
Lavorare con lui è come danzare su un filo sospeso tra cielo e terra. Sa che l’arte non è solo estetica, ma identità.
Branding, per Pasquale, non è una parola vuota: è costruire ponti tra culture, far risuonare un nome – anche il mio nome – oltreoceano.
Sapere che sta tessendo connessioni per me in Giappone è come sentire il vento portare semi lontani, chissà dove fioriranno.
È un orgoglio che fa tremare le ginocchia, un misto di gratitudine e stupore.
ASPETTANDO MAGGIO: QUANDO L’ARTE SI TRASFORMA IN RELIQUIA DA STRINGERE TRA LE MANI
A maggio, riceverò la mia copia del saggio.
Aspetto quel momento come si aspetta un incontro d’amore, con le mani che sudano, il respiro corto, il cuore in gola e l’anima piena di speranza.
Sarà solo un libro, ma per me varrà più della carta che lo compone. Sarà la prova che le emozioni che dipingo possono attraversare oceani, che i miei ballerini silenziosi parlano anche a chi non condivide la mia lingua, persino a culture che sembrano di altri pianeti.
UN INVITO A GUARDARE OLTRE L’INVOLUCRO: PERCHÉ L’ARTE È SEMPRE UN ATTO DI CORAGGIO
Questo riconoscimento non è un traguardo, ma un inizio.
Un invito a osare di più, a sporcarmi le mani di rosso, a cercare l’essenza anche quando il mondo chiede perfezione.
A chi mi legge, dico: lasciatevi attraversare dalla bellezza della fragilità.
Cercate nei miei quadri non ciò che vedete, ma ciò che sentite. Perché l’arte, quando è vera, non ha bisogno di traduzioni.
E mentre il Giappone scopre il mio nome, io respiro. Un respiro profondo.
Come se ogni opera fosse un passo di danza verso l’ignoto.
Come se ogni mio passo fosse il passo dei miei ballerini, ma con il volto trasognato verso l’orizzonte, come le mie donne.