Ci sono opere che nascono da un’immagine, altre, invece, prendono forma da un’emozione.
La mia opera “Le note dell’anima” appartiene a questa seconda categoria.
Quando preparo i colori, afferro un pennello e comincio a dipingere, non parto mai con l’idea di rappresentare semplicemente una figura femminile, uno strumento musicale, dei ballerini stilizzati o un paesaggio che mi colpisca particolarmente, ma il mio obiettivo è raccontare ciò che non può essere spiegato con le parole, cioè quel momento in cui un ricordo, una melodia o un’emozione riescono a fermare il tempo.
In questa mia opera, la protagonista smette di suonare, come se il mondo si fermasse, e si volta verso chi la sta osservando.
Non so nemmeno io, che l’ho dipinta, cos’abbia attirato la sua attenzione. Forse un pensiero, forse una presenza, un rumore, un ricordo… non lo so.
Anch’io me lo sono domandata, ma, alla fine, ho voluto lasciare questa domanda senza risposta, perché credo che ogni persona debba trovare la propria giustificazione a quel momento di pausa, di interruzione, di tempo congelato in una dimensione parallela.
D’altronde, la musica parla a ciascuno di noi in modo diverso e suscita in ciascuno emozioni diverse, a seconda dello spessore dell’anima, degli stati d’animo e del vissuto che ci accompagna.
LA PITTURA COME LINGUAGGIO DELLE EMOZIONI
Considero da sempre la pittura figurativa contemporanea uno strumento capace di raccontare la parte più intima dell’essere umano e non mi interessa soltanto rappresentare un volto o un abito elegante, ma mi affascina dare vita a un’atmosfera che possa essere percepita con tutti i sensi e non solo con la mente.
Per questo motivo ho scelto un abito rosso intenso, perché il rosso è il colore della passione, dell’energia, della creatività, della forza.
È un colore che cattura immediatamente lo sguardo, perché vivace e riempitivo, anche se, in questo caso, suggerisce il calore delle emozioni che accompagnano ogni nota suonata da quel pianoforte che assume un significato simbolico, perché non è soltanto uno strumento musicale, ma diventa il luogo in cui i pensieri prendono forma e le emozioni trovano una voce per potersi raccontare.
ARTE DIGITALE E RICERCA ARTISTICA
Negli ultimi anni, il mio percorso si è arricchito attraverso l’arte digitale, uno strumento che mi permette di sperimentare nuove soluzioni mantenendo intatta la mia sensibilità da pittrice e scrittrice, che viene dal mio vissuto, dalle mie vicissitudini e dalle mie esperienze piemontesi, soprattutto nella mia provincia di Asti.
Ogni mia opera digitale nasce da numerosi studi sulla luce, sulla composizione, sui colori e sull’equilibrio visivo dell’immagine che vorrei realizzare.
Nulla è lasciato al caso e anche i più piccoli dettagli vengono rivisti più volte fino a quando sento che l’opera riesce davvero a trasmettere ciò che voglio esprimere, quello che sento, quello che ho dentro e che urla di uscire.

Per me, la tecnologia non sostituisce la creatività, ma le consente di migliorare l’espressione artistica mettendosi al suo servizio, e, negli ultimi tempi, ho lavorato molto con questa tecnologia, realizzando molte delle donne che, senza che lo volessi inizialmente, condividono qualcosa.
Per la maggiore, infatti, si tratta di figure eleganti, immerse nei propri pensieri, circondate dall’arte, dalla musica, dai ricordi e da quell’aurea austera e smarrita, al tempo stesso, che regola il ritmo delle loro percezioni, dei sentimenti, delle tribolazioni che hanno lasciato cicatrici che non si vedono sulla pelle, ma che portano tatuate sulla membrana apicale dell’anima.
Non sono personaggi con una storia già scritta, ma emozioni che prendono forma, che assumono le sembianze di una dama, di una ballerina, di una ragazza, di una donna.
Forse è proprio questo il filo conduttore della mia ricerca artistica, il desiderio inconscio di raccontare il mondo che ho dentro, fatto di emozioni, di percezioni, di cicatrici, veicolandolo attraverso immagini che lascino spazio all’immaginazione di chi osserva, perché ciascuno costruisca la sua interpretazione, la sua storia e le sue dinamiche.
Credo che l’arte contemporanea abbia ancora questa capacità, che reputo straordinaria, di attivare una connessione, di creare un filo empatico tra l’artista e chi si ferma davanti a un’opera, per decodificare il linguaggio delle emozioni e delle percezioni dell’autore.
E, se ci pensiamo, è proprio in quel dialogo, in quel tentativo di comprendere il linguaggio dell’artista che un’opera continua a vivere, anche dopo secoli.
Proprio pensando alle opere dei grandi del passato, opere realizzate secoli fa, l’arte si scontra con l’epoca in cui siamo incastrati, in cui il tempo schizza via senza freni, fatto di momenti che non hanno ore per sedimentare e di immagini che durano lo spazio di pochi secondi, prima di diventare preistoria.
Così, anche l’arte rischia di essere guardata e non osservata da occhi frettolosi e superficiali, che bramano di passare all’immagine successiva.
Con “Le note dell’anima” desidero invitare chi guarda a rallentare, a respirare, per avere il tempo di ascoltare quel silenzio che, a volte, riesce a parlare più di qualsiasi parola, di qualsiasi melodia, di qualsiasi racconto fatto di immagini psichedeliche bombardate sui monitor.
Perché credo che le emozioni più vere, quelle del mondo reale, non siano quelle che fanno rumore o quelle che hanno bisogno di effetti speciali per farsi notare, ma quelle che riescono a lasciare una traccia dentro di noi anche in punta di piedi.
Daniela Bussolino
Pittrice e scrittrice – Asti, Piemonte
