TORNARE ALLA ROUTINE, MA SCOPRIRLA CON OCCHI NUOVI

di Daniela Bussolino

La valigia è ancora aperta sul pavimento.

Si sente ancora il profumo di sale e l’aria che ho rubato dalle pareti della mia camera d’albergo e ho portato qui con me.

Fuori, dalla finestra della cucina, il cielo ha lo stesso colore di sempre, ma non è più lo stesso cielo. Qualcosa è cambiato. O forse sono io che sono tornata diversa dalla mia vacanza.

Durante la mia esperienza al mare di quest’anno, avevo imparato a camminare senza meta, senza l’orologio a cadenzare i miei ritmi, senza le imposizioni del vivere quotidiano.

Mi ero fermata davanti a una stalattite che sembrava un’orsa polare e avevo sorriso come una bambina.

Avevo letto sotto l’ombrellone finché gli occhi non avevano urlato pietà e avevo riscoperto il piacere di intrattenermi in conversazioni con sconosciuti, come fossero vecchi amici.

DANIELA BUSSOLINO: IL CAMBIAMENTO DI PROSPETTIVA

Dalla mia vacanza, avevo portato con me la capacità di respirare, di prendermi il mio tempo.

Adesso, di nuovo a casa, il primo gesto è stato accendere il telefono e il mondo mi è entrato in casa come un ospite indesiderato.

Il mondo non è cambiato. Sono rimaste le solite immagini dagli scenari di guerra. Sono rimasti i discorsi che definiscono i conflitti armati “operazione di pace” mentre mostrano macerie.

Benzina più cara, inflazione che sale, e nessuno sembra più stupirsi. La violenza non è più un’eccezione: è diventata lo sfondo. Un rumore di fondo a cui ci siamo abituati, come al traffico o alla pioggia.

Io, però, non mi sono ancora abituata.

Gli occhi che, in vacanza, si sono deliziati di panorami e siti archeologici mozzafiato non riescono a guardare queste immagini senza sentire un brivido di freddo, nonostante il caldo di questi giorni.

Perché l’artista non vede solo ciò che gli mostrano, ma squarcia la superficie, va oltre le maschere, vede ciò che manca. Vede il tempo che è stato rubato. Vede le emozioni violate.

Una grotta che diventa meta per il turismo culturale, si forma in millenni. Una bomba che tronca vite, si costruisce in poche settimane, spesso in poche ore.

C’è qualcosa di osceno in questa sproporzione, qualcosa di violento tra la tempistica che costruisce bellezza e l’orrore che distrugge, qualcosa che non riesco più ad accettare come “normale”.

Stephen King avrebbe scritto che l’orrore non sta nei mostri, ma in ciò che diventiamo quando smettiamo di riconoscerli. Joel Dicker avrebbe forse parlato di una ferita invisibile che si apre ogni volta che torniamo da un luogo in cui eravamo ancora capaci di meravigliarci.

Beh, io avverto entrambe le cose.

Il ritorno non è solo un cambio di luogo, ma è un cambio di frequenza.

DANIELA BUSSOLINO: IL PESO SPECIFICO DELLA PACE, OGGI E NELLA STORIA

Durante la vacanza il tempo era elastico, quasi liquido. E mi ero abituata a quell’assenza di ritmo, in cui tutto era quasi occasionale, dettato dagli umori e dalle emozioni del momento.

Il mondo sembrava chiuso fuori dalla stanza, fuori dalla spiaggia, lontano dai panorami che allietavano i miei occhi. Era uno spazio sconfinato, privo di confini.

Adesso, invece, ha di nuovo gli angoli ed è rinchiuso all’interno di muri in cui si nascondono le notizie, le giustificazioni, le guerre che qualcuno continua a chiamare “strumenti di pace”.

Pace.

Una parola che, per chi scrive, per chi dipinge, per chi fa arte, ha un peso specifico enorme. Una parola potente, che pretende il coraggio di comprendere l’altro, di aprire la mente, di capire che ciascuno di noi ha punti di vista e situazioni di vita differenti. Invece, nel mondo di tutti i giorni è una parola che ha perso peso, che ha perso significato.

È diventata quasi inutile, come una moneta caduta in disuso.

Quando la pronunciano i potenti, sembra quasi una minaccia.

Ma quando la sente un artista, con la sua sensibilità, con la sua potenza percettiva, la parola “pace” diventa una preghiera, anche se è una di quelle che nessuno ascolta più.

DANIELA BUSSOLINO: LA FORZA DEL PENSIERO NELL’ARTE

L’artista, in fondo, è un testimone scomodo. Lo è sempre stato.

Era scomodo Dante, era scomodo Michelangelo, era scomoda Artemisia Gentileschi, era scomodo Van Gogh. Era scomodissimo Picasso.

Erano talmente scomodi i dadaisti che il nazismo s’inventò l’arte degenerata, per sminuire i messaggi veicolati alla società dagli artisti che si riconoscevano in quel movimento.

Perché l’artista non può far finta di non vedere. Non può chiudere gli occhi come un bambino, sperando che tutto passi, come un brutto sogno.

Perché, quando hai visto la luce che disegnava forme sulle rocce, il mare che respirava, il volto di uno sconosciuto che diventava amico, capisci che esiste ancora un altro modo di stare al mondo.

Un modo in cui il tempo non è un tiranno, un mondo dove l’altro non è un nemico da abbattere. Un mondo dove conta, più di ogni altra cosa, essere umani.

Non serve urlare e nemmeno provare a fare gi eroi. Gli eroi, nelle grandi storie, finiscono quasi sempre male.

Serve soltanto non dimenticare cosa significhi essere umani. Sapersi emozionare, provare empatia, percepire gli umori e i sentimenti degli altri. Provare a mettersi nei panni del prossimo.

Serve continuare a osservare con la stessa attenzione con cui ci si innamora di un sito archeologico, durante una vacanza, di un panorama mozzafiato, o si resta senza fiato davanti alle opere d’arte in un museo.

Serve proteggere i piccoli spazi di meditazione come se fossero territori sacri. Perché la meditazione ci porta a migliorarci, a giudicare noi stessi, prima degli altri.

Serve creare, scrivere, dipingere, fotografare, raccontare, non tanto per distrarsi, ma per tenere aperta una fessura attraverso cui possa ancora passare un po’ di verità.

Perché il mondo, così com’è, ha bisogno di chi non si è ancora abituato, di chi non accetta che sia tutto normale.

Ha bisogno di chi torna dalla vacanza e porta ancora addosso la capacità di sentirsi umano, di provare gioia, di avere il desiderio di diventare migliore e di provare a migliorare gli altri.

Il mondo ha bisogno di chi, davanti a un notiziario, senta ancora il brivido, abbia ancora la forza di porsi domande, il desiderio di raccontare, di sviscerare, di analizzare, di mettere a disposizione di tutti la propria spiccata sensibilità d’artista.

È vero: non ho il potere di cambiare le cose, né la presunzione di credermi chissà chi, ma so che, da artista e da scrittrice, ogni esperienza mi rende diversa, perché solletica la mia sensibilità, stimola le percezioni e suscita emozioni che, inevitabilmente, mi cambiano.

Perché l’arte non è mai immutata né immutevole, ma segue il flusso della vita, dove tutto è in eterno divenire.

Per questo motivo, avverto la voglia di creare, di scrivere, di dipingere, per raccontare ciò che sento, per esprimere le mie emozioni e quelle piccole percezioni che per le persone comuni sembrano banali, ma che l’anima d’artista trasforma in benzina per creare.

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Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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