HO INIZIATO A SCRIVERE LA MIA BIOGRAFIA. ED È MOLTO PIÙ PAUROSO CHE METTERSI DAVANTI A UNA TELA BIANCA

di Daniela Bussolino

Perché con i colori, puoi sempre nasconderti dietro un’emozione, ma con le parole, sei lì. Nuda, senza spatole e pennelli da brandire come scudo.

Ho tirato fuori ricordi e appunti presi al volo di notte, schizzi a matita lasciati a metà.

Guardavo il cursore che lampeggiava sul monitor. Ritmico. Quasi impaziente.

Mi chiedeva da dove volevo cominciare. E io, per la prima volta dopo anni di arte, racconti e parole seminate qua e là, mi sono sentita completamente bloccata.

Perché un conto è dipingere quello che senti, un conto è raccontare quello che ti è successo per davvero.

Cosa metti? Chi citi? Cosa penseranno le persone se?

Comunque, ho deciso di scrivere la mia biografia. L’ho detto ad alta voce per la prima volta pochi mesi fa e, ve lo confesso, mi è venuto un piccolo nodo alla gola.

IL MOMENTO IN CUI CAPISCI CHE NON PUOI PIÙ SCAPPARE DA TE STESSA

Diciamocelo chiaramente: mettersi a scrivere di sé sembra quasi un atto d’egoismo. O, peggio, vanagloria. C’è sempre quel pensiero strisciante che ti dice: “Ma a chi vuoi che importi davvero della tua storia?”.

Poi però ti guardi indietro. Guardi le strade sterrate che hai percorso, i vicoli ciechi in cui ti sei infilata di testa, i traguardi raggiunti gettando il cuore oltre l’ostacolo, i quadri che hai distrutto prima che qualcuno potesse vederli, – e sì, anche quelli che mi hanno distrutto alcuni spedizionieri – e i momenti in cui ti sei rialzata senza che nessuno ti stesse guardando.

E capisci che la tua storia non appartiene solo a te. Le nostre vite, la mia, la tua, quelle degli altri, sono interconnesse. Le nostre azioni, così come il nostro semplice esistere, in qualche modo condizionano le vite di altre persone. Dal tuo collega a tuo marito, dai tuoi genitori al vicino di casa, da chi giudica un tuo lavoro a chi lo osserva a una mostra. Fino a chi legge ciò che pensiamo attraverso i nostri post.

Immagina già solo come condizioni le vite degli amici di tuo figlio con la tua esistenza. Senza di te, lui non sarebbe mai esistito. Ci avevi mai pensato?

Scrivere una biografia, perciò, non significa erigersi un monumento, ma fare ordine nel caos, come quando decidi di sistemare in un album qualche migliaio di foto accumulate su quel ripiano e trovi ricordi degli ultimi dieci anni a cui devi dare un ordine.

Significa prendere tutte quelle tessere di mosaico sparpagliate nei ricordi, tutte le gioie improvvise, i dolori che ti tolgono il fiato, le scelte azzardate e i silenzi che hanno fatto da spartiacque, per dare loro un senso. Perché sono tutti elementi che dicono chi sei.

E sapete qual è la trappola più grande? Credere che la memoria sia un archivio preciso.

Non lo è affatto e te ne accorgi proprio quando ti metti alla scrivania e cerchi di stilare una lista della spesa dei tuoi ricordi. La memoria è come la pittura ad olio: sfuma i contorni, scurisce certi angoli che facevano troppo male e accende di una luce quasi magica dei pomeriggi che all’epoca sembravano del tutto banali. Momenti a cui, lì per lì, non avevi dato troppo peso, invece, ora ti sorprendono con farfalle nello stomaco e ti strappano un sorriso.

Mentre scrivo queste prime pagine, mi rendo conto che non sto riordinando date o fatti, ma stati d’animo.

Rivedo la Daniela di vent’anni fa, con le mani costantemente sporche di colore e la testa piena di sogni troppo grandi per le sue tasche.

La vedo commettere errori ingenui, fidarsi delle persone sbagliate, avere una paura fottuta del futuro. E oggi vorrei potermi avvicinare a lei, darle una carezza sulle spalle e dirle: “Tranquilla. Non hai idea di quanti temporali attraverserai, ma fidati: imparerai a ballare sotto la pioggia senza far bagnare i tuoi colori. Non sarà rosa e fiori, ma, a tratti, sarà bellissimo.”

Scrivere questo libro è esattamente questo: sedermi a capo della tavola e fare la pace con tutte le me del passato.

PERCHÉ HO DECISO DI CONDIVIDERE QUESTO VIAGGIO CON VOI (PROPRIO ORA)?

Non volevo chiudermi in una stanza per due anni e poi uscire fuori dicendo: “Ecco il mio libro, compratelo”. Sarebbe stato freddo. E io non so fare le cose a distanza di sicurezza.

Voglio che questo spazio sul sito, e i miei canali, diventino una stanza aperta dove vi racconto come si costruisce una memoria. Le difficoltà, le cose che fanno male da ricordare, le scoperte che mi fanno sorridere da sola mentre digito sulla tastiera.

Perché l’arte, che si tratti di un quadro su una tela o di una frase impressa su carta, ha senso solo se crea un ponte. Se leggendo la mia fragilità, tu che sei dall’altra parte dello schermo trovi un pezzetto della tua.

Con tutto il cuore,

Daniela

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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