Mi sono sempre piaciuti i capelli lunghi. È una passione che mi accompagna da quando ero bambina e che, per un periodo, mi aveva fatto pensare anche a un possibile lavoro: diventare parrucchiera.
Oggi, guardando il percorso che ho fatto, mi viene da sorridere. Dipingo, scrivo, creo immagini. Eppure, quel desiderio di allora mi sembra ancora vicino a ciò che sono. Anche attraverso i capelli avrei potuto esprimere la mia creatività: scegliere una forma, cercare un’armonia, immaginare un cambiamento e realizzarlo con le mani.
Forse, però, tutto era cominciato ancora prima, con le bambole.
Da bambina le adoravo. Mi piaceva pettinarle, occuparmi di loro e metterle in scena. I capelli erano una parte di quel gioco, ma c’era anche il piacere di immaginare. Le bambole diventavano personaggi e io potevo decidere che cosa sarebbe accaduto.
Ricordo ancora quando giocavo con le Barbie: erano le mie bambole preferite e ho continuato a giocarci fino all’età di quindici anni.
Ogni anno, a Natale, mi arrivava una Barbie nuova. Ricordo la ballerina con il tutù e i capelli raccolti, la principessa con la coda alta e la coroncina tra i capelli, e la Barbie Segreti di bellezza, che aveva i capelli raccolti in una treccia lunghissima. L’adoravo: era la mia preferita.
Con le mie amiche e mia sorella ci divertivamo a cambiarle d’abito. Avevamo un sacco di vestiti per tutte le occasioni; alcuni erano cuciti o lavorati a maglia dalla mia mamma e dalla nonna. Ne ho conservati alcuni.
Ricordo che facevamo vivere alle nostre bambole vere e proprie storie. Avevamo costruito un castello di carta e ci divertivamo a farle sfilare e ballare. Una mia amica aveva Ken, il fidanzato di Barbie, e così formavamo delle coppie. Già allora iniziavo a essere romantica, e questo non è mai cambiato: ho sempre adorato le favole e il principe azzurro.
Ripensandoci oggi, riconosco in quei momenti due passioni che continuano ad accompagnarmi: dare forma a un’immagine e inventare una storia.
Allora non mi domandavo se fossi creativa. Giocavo, seguendo ciò che mi piaceva. Non cercavo un risultato da mostrare o un significato da spiegare. Mi bastava poter fare, provare, immaginare.
Forse ogni tanto dovrei ricordarmi di quella bambina che pettinava le sue bambole, soprattutto quando penso troppo e faccio fatica a cominciare.
Il desiderio di diventare parrucchiera è rimasto una delle possibilità immaginate lungo il cammino. Mi piace pensare che, se avessi seguito quella strada, avrei comunque trovato un modo per creare. Avrei lavorato con forme, colori e dettagli, cercando di capire i desideri delle persone e di trasformarli in qualcosa di concreto.
La mia vita ha preso altre direzioni. Oggi sono un pennello, una pagina o uno strumento digitale a permettermi di esprimere ciò che immagino. Ma la passione per i capelli è rimasta, insieme al piacere di osservare quanto un particolare possa cambiare l’espressione di una figura.
Raccontare questo ricordo mi fa guardare con più attenzione anche le passioni che non sono diventate un mestiere. A volte tendiamo a considerarle esperienze lontane, chiuse in un periodo della nostra vita. Eppure, possono aiutarci a capire da dove vengono certi interessi, certe abitudini, persino il modo in cui lavoriamo oggi.
Non avrei saputo prevedere, mentre pettinavo le mie bambole, che un giorno avrei dipinto e scritto libri. Posso però riconoscere, in quel gioco, qualcosa che mi appartiene ancora: il piacere di dare vita a ciò che immagino.
Daniela Bussolino – Pittrice e scrittrice
