I BALLERINI DI DANIELA BUSSOLINO

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I ballerini di Daniela Bussolino rappresentano la dimensione umana di ciò che è essenziale.

Essi non pretendono di raccontare l’eleganza dei gesti, la spettacolarizzazione del movimento, e neppure veicolano la perfezione figurativa della contrazione muscolare.

I ballerini di Daniela Bussolino sono stilizzazioni degli esseri umani, in cui il corpo e le fattezze cadono in secondo piano rispetto al divertimento, alle sensazioni e ai sentimenti.

Nei ballerini dell’artista astigiana, infatti, a prevalere è l’anima di quei suoi protagonisti senza tempo, che rifiutano l’immagine, le mode e le icone del nostro mondo.

Nonostante la piaga di un virus che ha messo in ginocchio le Economie più floride del pianeta, esiste ancora una parte di umanità che pretende di ricominciare come prima, di riprendere da dove si era interrotto un mondo che correva a velocità forte verso la distruzione ambientale e che avallava perniciosamente le disuguaglianze, in nome del progresso, in un contesto economico in cui prevalevano pochi a discapito di molti.

I ballerini di Daniela Bussolino non hanno la pretesa di essere eroi, né uomini e donne di successo.

A quei protagonisti danzanti non interessa avere il portafogli pieno ed essere apprezzati da chi insegue il sogno che le pubblicità suggeriscono di sognare.

No. I ballerini di Daniela Bussolino si godono la vita, ballando sui problemi.

Essi sanno che nel ballo, tutti sono uguali. Non conta il colore della pelle e neppure il taglio degli occhi.

Conta muoversi e danzare, in cui la danza è metafora della vita, attraverso cui Daniela Bussolino ci dice che la vita è una sola, che non sappiamo la sua data di scadenza, perciò dobbiamo viverla, dobbiamo alzarci dal divano e cominciare a ballare, per non doverla rimpiangere.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

Comunicazionista, Coach | Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership | Metodo Kinsaisei | Rappresentante Reijinsha Japan La fabbrica, il tumore, Chagall, la galleria di Parma. Per 24 anni ho ripetuto gli stessi gesti in fabbrica. Non avevo il diploma, non avevo notorietà a 500 metri da casa, avevo una voglia matta di capire il mondo, ma non sapevo cosa farmene. Poi un tumore mi ha fermato. In malattia ho aperto un blog e ho scritto di Chagall. Una galleria di Parma lesse quell'articolo. Quando sono guarito, non sono rientrato in fabbrica. Da quel momento in poi: diploma, laurea in Comunicazione, master in Politiche Internazionali con la Scuola Sole 24 Ore. Quasi 50 anni. Un ruolo che nessuno in Italia ricopre: sono il rappresentante italiano di Reijinsha, una società culturale giapponese che opera in Asia ed Europa. Nel 2024 ho portato 44 artisti giapponesi al Palazzo della Provincia di Bari e sono stato invitato a tenere una conferenza a Osaka. Hanno scritto di me in Romania, Scozia, Brasile, Giappone, Ungheria, Francia, Spagna. La mia rinascita, con tutte le sue rotture, è diventata un metodo. Lo chiamo Kinsaisei: la rinascita dorata. Non nascondere le proprie crepe, ma trasformarle in oro. Usarle come vantaggio competitivo. Un Kintsugi, ma potenziato grazie alla conoscenza della Storia, della Geopolitica e della PNR. Oggi lavoro con CEO, imprenditori e artisti che sentono che la loro prossima vita professionale è già cominciata, ma non sanno ancora come nominarla, comunicarla, venderla. Proprio com’ero bloccato io, prima del tumore. Il primo colloquio è gratuito. Scrivimi. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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