I BALLERINI DI DANIELA BUSSOLINO

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I ballerini di Daniela Bussolino rappresentano la dimensione umana di ciò che è essenziale.

Essi non pretendono di raccontare l’eleganza dei gesti, la spettacolarizzazione del movimento, e neppure veicolano la perfezione figurativa della contrazione muscolare.

I ballerini di Daniela Bussolino sono stilizzazioni degli esseri umani, in cui il corpo e le fattezze cadono in secondo piano rispetto al divertimento, alle sensazioni e ai sentimenti.

Nei ballerini dell’artista astigiana, infatti, a prevalere è l’anima di quei suoi protagonisti senza tempo, che rifiutano l’immagine, le mode e le icone del nostro mondo.

Nonostante la piaga di un virus che ha messo in ginocchio le Economie più floride del pianeta, esiste ancora una parte di umanità che pretende di ricominciare come prima, di riprendere da dove si era interrotto un mondo che correva a velocità forte verso la distruzione ambientale e che avallava perniciosamente le disuguaglianze, in nome del progresso, in un contesto economico in cui prevalevano pochi a discapito di molti.

I ballerini di Daniela Bussolino non hanno la pretesa di essere eroi, né uomini e donne di successo.

A quei protagonisti danzanti non interessa avere il portafogli pieno ed essere apprezzati da chi insegue il sogno che le pubblicità suggeriscono di sognare.

No. I ballerini di Daniela Bussolino si godono la vita, ballando sui problemi.

Essi sanno che nel ballo, tutti sono uguali. Non conta il colore della pelle e neppure il taglio degli occhi.

Conta muoversi e danzare, in cui la danza è metafora della vita, attraverso cui Daniela Bussolino ci dice che la vita è una sola, che non sappiamo la sua data di scadenza, perciò dobbiamo viverla, dobbiamo alzarci dal divano e cominciare a ballare, per non doverla rimpiangere.

Pubblicato da Pasquale Di Matteo: scrittore, critico d'arte, opinionista.

Scrittore, critico d'Arte, Curatore di eventi d'Arte Contemporanea, opinionista. Scrive di Arte, di Attualità e di Musica su testate online. Collabora con diversi curatori e gallerie in tutta Italia. È il critico rappresentante dell'organizzazione artistica giapponese Reijinsha.

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