Un’opera in cui Daniela Bussolino trascende l’arte della danza. Il movimento va oltre il fluire tridimensionale, ma si libera in una dimensione priva di forza di gravità
Le danzatrici diventano un tutt’uno con l’aria, lo spazio circostante, i colori. I nastri si trasformano in rovi. Grovigli che formano labirinti, pareti insormontabili. Eppure, le danzatrici fluttuano. Sono libere, leggere, eteree.
Un’opera con la quale Daniela Bussolino esalta la libertà, in ogni sua forma. Di movimento, di parola, di attitudini, di comportamenti.
E lo fa con l’energia dei colori del fuoco, che invitano a mettercela tutta, a intraprendere la via che porta alla realizzazione dei sogni.
Viviamo un’epoca in cui i più sperano, quando sarebbe tempo di agire.
Niente avviene per caso. Una frase, un movimento, una canzone, una danza, non nascono se non ci si impegna.
Daniela Bussolino ci invita ad abbattere ognuna delle barriere che ci poniamo, per colpa delle quali blocchiamo gran parte delle nostre ambizioni, relegandole per sempre a sogni e sparanze.
Le danzatrici della Bussolino sembrano immortalate in un fermo immagine attraverso cui governano lo spazio e il tempo. Perché spesso, si imputa proprio all’assenza di tempo l’incapacità di agire, di cominciare.
Alzatevi dalla sedia e cominciate a danzare. A camminare, a correre. Cominciate a scrivere la realtà dei vostri sogni.
Danzatrici acrobatiche è stata esposta in Campidoglio, il 29 ottobre 2019, durante l’evento istituzionale COLORI DI PACE, scambio interculturale tra Sri Lanka e Italia.
Comunicazionista, Coach | Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership | Metodo Kinsaisei | Rappresentante Reijinsha Japan
La fabbrica, il tumore, Chagall, la galleria di Parma.
Per 24 anni ho ripetuto gli stessi gesti in fabbrica. Non avevo il diploma, non avevo notorietà a 500 metri da casa, avevo una voglia matta di capire il mondo, ma non sapevo cosa farmene.
Poi un tumore mi ha fermato. In malattia ho aperto un blog e ho scritto di Chagall. Una galleria di Parma lesse quell'articolo. Quando sono guarito, non sono rientrato in fabbrica.
Da quel momento in poi: diploma, laurea in Comunicazione, master in Politiche Internazionali con la Scuola Sole 24 Ore. Quasi 50 anni. Un ruolo che nessuno in Italia ricopre: sono il rappresentante italiano di Reijinsha, una società culturale giapponese che opera in Asia ed Europa.
Nel 2024 ho portato 44 artisti giapponesi al Palazzo della Provincia di Bari e sono stato invitato a tenere una conferenza a Osaka.
Hanno scritto di me in Romania, Scozia, Brasile, Giappone, Ungheria, Francia, Spagna.
La mia rinascita, con tutte le sue rotture, è diventata un metodo. Lo chiamo Kinsaisei: la rinascita dorata. Non nascondere le proprie crepe, ma trasformarle in oro. Usarle come vantaggio competitivo. Un Kintsugi, ma potenziato grazie alla conoscenza della Storia, della Geopolitica e della PNR.
Oggi lavoro con CEO, imprenditori e artisti che sentono che la loro prossima vita professionale è già cominciata, ma non sanno ancora come nominarla, comunicarla, venderla. Proprio com’ero bloccato io, prima del tumore.
Il primo colloquio è gratuito. Scrivimi.
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